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domenica 21 febbraio 2010

Merloni, 3mila posti di lavoro a rischio: operai bloccano strade e ferrovia


FABRIANO (19 febbraio) - Circa 500 operai della Antonio Merloni hanno bloccato stamani strade e ferrovia nei dintorni di Fabriano (Ancona), per protestare contro il ritardo nella firma dell'Accordo di programma che deve salvare l'azienda che produce lavatrici, frigoriferi e piani cottura.

Dalle 9.15 circa 500 lavoratori hanno paralizzato orallentato, per quasi quattro ore, divisi in gruppi, la circolazione in entrata e uscita dalla città, la Superstrada 76 Ancona-Roma, l'Sp Muccese all'altezza di Albacina, la Sp 16 in direzione di Sassoferrato, e, per circa mezz'ora, la linea ferroviaria Orte-Falconara, interrotta all'altezza del passaggio a livello di Piaggia d'Olmo da un'ottantina di manifestanti. tutti i blocchi sono stati rimossi verso le 13.

Un corteo è partito dallo stabilimento di Santa Maria e attraverso via Dante, si è diretto verso l'innesto con la superstrada Ancona-Roma, che è stata bloccata, a sud di Fabriano. Uomini e donne si sono piazzati in mezzo alla strada, con megafoni, tamburi e cartelli («Sì all'Accordo di programma per non morire») e hanno impedito ad auto e camion di passare. In realtà il traffico è piuttosto scarso, perché le forze di polizia avevano istituito deviazioni all'ingresso e all'uscita dalla città in previsione della manifestazione: questo ha suscitato malumori fra gli operai, che non avevano ufficializzato la modalità della protesta, per non depotenziarne gli effetti.

Occupata per poco più di un quarto d'ora anche la linea ferroviaria Orte-Falconara. Un gruppo di una cinquantina di lavoratori ha attraversato il passaggio a livello di Piaggia d'Olmo, all'uscita sud dalla città, e staziona sui binari, per impedire il transito dei treni. Il blocco ferroviario è stato rimosso poco dopo le 11 (è durato meno di un quarto d'ora), anche perché c'è in atto lo sciopero nazionale dei lavoratori del trasporto pubblico locale e i treni in transito sono pochi. Uno spezzone del corteo si è diretto poi verso Albacina, la frazione in cui le forze di polizia hanno istituito una deviazione del traffico.

A Fabriano occupata via Dante, nei pressi della rotatoria, e interrottaa la circolazione lungo la principale via di scorrimento interno della città. Le reazioni di automobilisti e autotrasportatori sono generalmente improntate alla compresione. Soprattutto quelle dei fabrianesi: la crisi della A. Merloni e delle aziende dell'indotto (con 5.000 addetti) sta mettendo a dura prova il tessuto economico e sociale locale, perché porta con sè la chiusura o il ridimensionamento di moltissime attività economiche.

I lavoratori hanno poi raggiunto in corteo sotto una pioggia battente la frazione di Albacina, bloccando la strada provinciale Muccese all'altezza di Borgo Tufico. Ci sono stati momenti di tensione fra camionisti e manifestanti, ma la polizia ha cercato di calmare gli animi, e non si registrano incidenti veri e propri. Contemporaneamente, un altro picchetto ha interrotto la circolazione stradale da Fabriano in direzione di Sassoferrato.

Le tute blu distribuiscono volantini agli automobilisti e ai camionisti in coda. In testa al corteo, oltre alle bandiere di Fiom, Fim e Uil, alcuni striscioni con scritto «Un territorio senza lavoro è senza futuro», «Senza soluzioni nessuno alle votazioni». «Siamo qua di nuovo sulla strada perché non è più tempo di tergiversare» dice il volantino distribuito ad automobilisti e passanti dalle tute blu dell'A. Merloni. «Scusandoci del disagio creato, pensiamo che qualsiasi momento possa essere opportuno per far sentire la voce di famiglie di lavoratori in cassa integrazione che faranno di tutto per difendere il loro lavoro».

La Merloni è in amministrazione straordinaria da 15 mesi, un provvedimento che scade a maggio, insieme alla cassa integrazione, che finora ha interessato circa 3.200 addetti. Il ministero dello Sviluppo economico ha promesso la firma dell'Accordo di programma entro il 28 febbraio, ma a nove giorni dalla scadenza, la data non è stata ancora fissata. Al Governo e alle Regioni Marche, Umbria ed Emilia Romagna, sedi di stabilimenti della A. Merloni, le organizzazioni sindacali e le rsu chiedono «uno stanziamento significativo di risorse a supporto dell'Accordo». Alle fabbriche che producono lavatrici e frigoriferi sarebbe interessata la China Machi Holdings Group, società cinese partecipata dallo Stato: una delegazione arriverà in Italia il 22 febbraio per incontrare i tre commissari straordinari e visitare gli impianti di Marche e Umbria. Altre aziende, anche italiane, punterebbero al settore bombole e serbatoi e a quello dei piani cottura.

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