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domenica 5 settembre 2010

«Solo ora si comincia a capire che per l’editoria content is king: il libro è il suo contenuto, non la sua forma»


Alla vigilia dell’eBookFest, che si terrà a Fosdinovo (Massa Carrara) dal 10 al 12 settembre, parla Mario Guaraldi, pioniere dell’editoria digitale. E spiega come, in un futuro molto prossimo, la carta non sparirà del tutto, ma dovrà imparare a convivere con gli eBook. Sempre ammesso che il mondo culturale italiano (scuola compresa) sia pronto a «un ripensamento complessivo di tutta la filiera di produzione e distribuzione dei contenuti, a partire dal copyright».
Mario Guaraldi, lei che può essere considerato un pioniere dell’eBook, ci spiega come sta cambiando il mondo dell’editoria?
Pioniere, profeta. Parole grosse. Preferisco pensarmi come un emigrante, che dodici anni fa è stato costretto a imbarcarsi su un gommone virtuale nel gran mare del Web.
E perché ha iniziato questa avventura?
Perché non era più possibile, a un piccolo editore di cultura, sopravvivere nell’impazzimento della distribuzione cartacea tradizionale. La follia di una patologica bulimia produttiva destinata a bilanciare il frenetico viavai di rese fino al 70% del distribuito, la riduzione della vita del libro di carta a poche settimane di vita, la concentrazione delle librerie nelle mani di non più di 5 o 6 gruppi, la illogicità di un prezzo imposto di copertina, che scaricava sulle spalle dell’editore (e del lettore) oltre l’80% di costi produttivi esterni e non pertinenti al contenuto, come la carta, la stampa e la legatura. È stato tutto questo a segnare la fine di un’era, ben più delle nuove tecnologie digitali giunte nel frattempo a maturazione.
Non deve essere stato facile passare dal cartaceo al digitale…
All’inizio è stato durissimo «scomparire» dai banchi delle librerie galleggiando nell’incorporeità di Internet. Per molti lettori tradizionali è stato come se io fossi morto. In realtà, gli editori sono stati beffati dal loro presunto ruolo industriale, cioè di «produttori di merci», rispetto alla loro reale funzione di creatori di «contenuti». E solo ora si comincia a capire che per l’editoria «content is king». Il libro è il suo contenuto, non la sua forma.
Come vede il futuro del libro scolastico: misto tra cartaceo e digitale o solamente digitale? 
Tutto il futuro del libro, non solo quello scolastico, è per definizione misto, multiforme nella direzione del «print on demand». Prevedo non tanto un doppio binario all’origine, ma l’intelligente stampa digitale di parte dei contenuti digitali ad opera di insegnanti, che si riappropriano finalmente della propria autonomia didattica, per stampare a uso dei propri allievi parte dei contenuti forniti dagli editori, integrati da altri contenuti frutto del lavoro in classe. Noi stiamo predisponendo una collana di sussidi interattivi per gli insegnanti proprio in questa direzione: il primo titolo è dedicato non a caso all’uso creativo in classe delle Lim.
In cosa consiste questo sussidio?
Il nostro e-book prevede una parte testuale stampabile e una quantità di tutorial collocati in repository interattivi. Abbiamo poi fatto accordi per «caricare» le lavagne con i nostri 33 classici della grande letteratura di tutto il mondo: finalmente una biblioteca viva e manipolabile, sempre a portata di mano di insegnanti e studenti, a sancire felicemente la morte delle vecchie, obese e dannose «Antologie». Del resto, credo che il futuro del libro passi anche attraverso questo nuovo modo di fare redazione, che richiede professionalità, creatività e capacità di rimettersi costantemente in gioco.
Che cosa manca alla cultura italiana per un’affermazione vera dell’editoria digitale? 
Mi verrebbe da dire l’intelligenza di questo straordinario momento di mutazione epocale, analogo solo a quello degli anni di Gutenberg, che a sua volta implica il coraggio di un ripensamento complessivo di tutta la filiera di produzione e distribuzione dei contenuti, a partire dal copyright. Ma devo anche aggiungere che la responsabilità maggiore è da imputarsi alle «corporazioni» delle categorie interessate: editori, librai, bibliotecari e last but not least, mondo della Scuola, che si sono arroccate nella difesa miope dei rispettivi interessi, senza rendersi conto che lo sviluppo tecnologico aveva già decretato la nascita di una «nuova economia del libro». La conversione sarà, in realtà, rapidissima: chi è stato all’ultimo Salone del libro di Torino ha visto una caterva di editori, fino a ieri ostili, caduti da cavallo sulla via del digitale. Molti di loro si romperanno l’osso del collo, nella caduta. Ma dovremmo parlare anche del mondo della biblioteca.
Parliamone…
Chi avrebbe mai osato credere nella possibilità di gestire il prestito di contenuti digitali da remoto? Ebbene oggi io ho l’orgoglio di aver contribuito alla nascita della prima piattaforma di prestito bibliotecario, MediaLibraryOnLine. Da molti anni, poi, invoco una Costituente per l’editoria digitale sottratta alle logiche di queste obsolete corporazioni, rimettendo in circolo la ricerca universitaria fin qui tagliata fuori da questo immane lavoro di ri-progettazione. I miei studenti di specialistica (EDITIS) a Urbino elaborano da anni ricerche e proposte degne del miglior ufficio studi confindustriale. Nutro quasi la certezza che saranno loro gli editori di domani.
eBookFest è il terzo evento sul libro digitale che organizza. Ce ne parla?
Farei un torto grave a tutte le persone che con me hanno lavorato ai vari progetti - ben più di questi ultimi tre - fin dal lontano 1998, se mi attribuissi da solo il merito di questo «lavoro sul futuro». Penso per esempio al primo esperimento fatto con Giuseppe Vitiello al Consiglio d’Europa, quando dalla nostra microscopica sede di Rimini (usavamo la vetrina come maxi-schermo in retroproiezione per far vedere in cosa consisteva il nostro lavoro redazionale!) spedimmo via internet un pdf contemporaneamente a Strasburgo, Napoli e Helsinki, dove il libro si materializzò in formato cartaceo, stampato on demand. O ancora all’esperienza fatta con Guido Conti e Remigio Galli al Liceo Einstein di Parma, dove i ragazzi stamparono in digitale i racconti realizzati da loro stessi nell’arco di un triennio: alla faccia di quanti continuavano a imporre la lettura a scuola solo come un peso. Questi ultimi tre eventi, nati anche dall’intelligenza e intraprendenza di Noa Carpignano e di Marco Barulli, sono il risultato miracoloso della logica bar-camp: la formula un po’ anarchica di auto-organizzazione della Rete come alternativa di aggregazione spontanea e creativa di interessi comuni, senza bisogno di grandi investimenti e di grandi strutture organizzative. Ma quest’ultimo eBookFest ci ha preso la mano ed è cresciuto nella direzione di un appuntamento annuale quasi contro la nostra volontà. Chissà, forse un giorno attecchirà anche alla Fiera di Milano. Nel frattempo va bene così, se questo è il bene del futuro del libro. E soprattutto di una scuola rinnovata, che faccia dell’innovazione il suo punto di forza.

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