Ai Comuni corrisposto un premio del 33% sulle somme recuperate
Jacopo Della Porta
REGGIO EMILIA (18 ottobre 2010) - L'alleanza tra i Comuni e l’Agenzia delle Entrate è destinata a diventare uno dei pilastri del federalismo fiscale. I tagli dei trasferimenti statali e le difficoltà economiche indotte dalla crisi stanno rendendo gli enti locali sempre più sensibili al tema della lotta all’evasione fiscale, soprattutto da quando ai comuni viene corrisposto un premio del 33% sulle somme recuperate a seguito di segnalazioni.
Questo meccanismo, che rende conveniente denunciare i furbetti del fisco, ha già portato a una valanga di accertamenti: da quando il protocollo firmato da Agenzia delle Entrate e Anci (Associazione nazionale comuni italiani) è entrato in vigore, nel luglio del 2009, sono già 6mila le segnalazioni effettuate. A seguito degli accertamenti sono stati scoperti 38 milioni di euro di base imponibile e 7 milioni di imposte non versate. Un milione e 600mila euro sono già stati recuperati.
A livello regionale spicca l’attivismo di alcuni comuni reggiani, come Campegine, che con 530mila euro di maggiore imposta accertata si colloca al quarto posto, dietro soltanto a Bologna, Mirandola e Soliera. Molto attivo anche il comune di Casalgrande , che con 187mila euro si piazza all’undicesimo posto. Segue Gattatico al quindicesimo posto con 92mila euro e Reggio al diciottesimo con 74mila. Casalgrande inoltre si colloca all’ottavo posto in regione per numero di segnalazioni effettuate, ben 143.
Complessivamente la nostra provincia è al terzo posto in regione per maggiori imposte accertate con 875mila euro (di cui 300mila già riscossi), dietro a Bologna e Modena, rispettivamente con 2milioni 747mila euro e 2milioni 593mila euro. Le segnalazioni provenienti da Reggio non sono invece numerose rispetto alle altre province: appena 431 contro le 1.431 di Modena, le 1.424 di Bologna, le 733 di Piacenza, le 530 di Forlì- Cesena, le 524 di Ravenna, e le 459 di Rimini. Ne hanno fatte di meno soltanto Parma, 260 e Ferrara, 248. In pratica nel reggiano sono state effettuate meno segnalazioni che però hanno portato a una maggiore quota di evasione scoperta.
L’attuazione del protocollo è piuttosto recente e non tutti i comuni al momento vi hanno aderito: pertanto i dati regionali non sono omogenei. Fino ad ora sono 203 i comuni emiliano-romagnoli che stanno collaborando con l’Agenzia, vale a dire il 54% del totale. A Reggio hanno firmato l’accordo 26 comuni su 45: Albinea, Bagnolo, Baiso, Brescello, Bibbiano, Boretto, Cadelbosco, Carpineti, Casalgrande, Castelnovo Sotto, Castelnovo Monti, Cavriago, Correggio, Gattatico, Montecchio, Novellara, Poviglio, Quattro Castella, Reggio, Reggiolo, Rubiera, San Martino in Rio, San Polo, Sant’Ilario, Scandiano e Toano.
La collaborazione tra i comuni e il fisco si articola su cinque campi di competenza: commercio e professioni, urbanistica e territorio, proprietà edilizia e patrimonio immobiliare, residenze fittizie all’estero e disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva.
Il settore a maggiore evasione che emerge dalle segnalazioni è quello della speculazione edilizia, con 19 milioni di euro di imponibile nascosti al fisco, con casi clamorosi di aree edificabili vendute come fossero ruderi da demolire, come scoperto a Cavriago o cessioni di terreni mascherati da conferimenti societarie per non pagare le imposte, come due casi scoperti a Campegine.
Nei primi nove mesi del 2010 le segnalazioni di possibili casi di evasione fiscale sono cresciute del 224% (dalle 1.866 del 31 dicembre 2009 alle 6.040 del 30 settembre 2010); la maggiore imposta accertata del 453% (da 1,3 a 7,4 milioni di euro) e le somme riscosse del 2.415% (da 63mila euro a 1,6 milioni di euro).
CHI EVADE
L’ambito in cui si concentra la maggior parte dei casi di evasione è quello della “proprietà edilizia e patrimonio immobiliare”: le 4.228 segnalazioni, pari al 70% del totale, si riferiscono in particolare a chi non indica in dichiarazione immobili di proprietà e a chi affitta in nero. Qualcuno, invece, finisce nella rete dei controlli a causa di un tenore di vita palesemente in contraddizione con la dichiarazione dei redditi (937 segnalazioni, 15%), magari perché è iscritto a un circolo esclusivo o perché i figli frequentano scuole private molto costose. Ma il settore più proficuo, se si considera il rapporto tra numero di segnalazioni e maggior imposta accertata, resta quello dell’ “urbanistica e territorio” (497 segnalazioni, 8%), con quasi 3 milioni di euro di maggiore imposta accertata (38% del totale).
Il Comune che guida la classifica delle segnalazioni inviate è Bologna (846), seguito dal comune piacentino di Ponte dell’Olio (564) e Rimini (466). Significativo anche il numero delle segnalazioni dei Comuni di Cesena (358), Mirandola (308), Imola e Carpi (290). Su scala provinciale, si contendono il primo posto i Comuni della provincia di Modena (1.431) e quelli della provincia di Bologna (1.424), mentre Piacenza si insedia al terzo posto (733). Seguono le province di Forlì-Cesena (530), Ravenna (524), Rimini (459) e Reggio (431); chiudono le province di Parma (260) – che mostra però l’incremento percentuale più elevato rispetto alla rilevazione del 31 dicembre scorso – e Ferrara (248).
ACCERTAMENTI
La classifica delle somme accertate vede in testa Bologna, con 2,4 milioni di euro, che precede Mirandola (556mila euro), Soliera (542mila euro) e Campegine, dove sono stati recuperati 530mila euro, dopo che si è scoperto che alcuni terreni edificabili erano stati venduti come agricoli. È sempre Bologna a primeggiare per le somme riscosse (745mila euro); alle spalle del capoluogo felsineo, Soliera con 342mila euro e Castelfranco Emilia con 210mila euro.
La caccia alle irregolarità passa da case, terreni e finte onlus. Nullatenenti proprietari di immobili, cessioni di terreni edificabili mascherate da cessioni di ruderi da demolire o terreni agricoli, veri e propri ristoranti gestiti da finti enti non commerciali: è questo lo scenario principale che emerge dall’attività di controllo del territorio. "In attesa dei decreti attuativi del federalismo fiscale - dice il direttore dell’Agenzia dell’Entrate dell’Emilia Romagna, Antonino Gentile - i governi locali possono portarsi avanti, attuando scelte organizzative e tecniche di governance del territorio fiscale già oggi possibili. L’esperienza dell’Emilia-Romagna dimostra che la collaborazione tra comuni e Agenzia delle Entrate è vincente. Occorre fare sistema per assicurare al meglio il controllo del territorio fiscale. Formazione mirata su casi concreti, creazione di una task force congiunta tra Anci e Agenzia delle Entrate, percorsi investigativi chiari e ben individuati, organizzazione di una rete di funzionari di collegamento con i comuni, sono stati i fattori di successo".
REGGIO EMILIA (18 ottobre 2010) - L'alleanza tra i Comuni e l’Agenzia delle Entrate è destinata a diventare uno dei pilastri del federalismo fiscale. I tagli dei trasferimenti statali e le difficoltà economiche indotte dalla crisi stanno rendendo gli enti locali sempre più sensibili al tema della lotta all’evasione fiscale, soprattutto da quando ai comuni viene corrisposto un premio del 33% sulle somme recuperate a seguito di segnalazioni.
Questo meccanismo, che rende conveniente denunciare i furbetti del fisco, ha già portato a una valanga di accertamenti: da quando il protocollo firmato da Agenzia delle Entrate e Anci (Associazione nazionale comuni italiani) è entrato in vigore, nel luglio del 2009, sono già 6mila le segnalazioni effettuate. A seguito degli accertamenti sono stati scoperti 38 milioni di euro di base imponibile e 7 milioni di imposte non versate. Un milione e 600mila euro sono già stati recuperati.
A livello regionale spicca l’attivismo di alcuni comuni reggiani, come Campegine, che con 530mila euro di maggiore imposta accertata si colloca al quarto posto, dietro soltanto a Bologna, Mirandola e Soliera. Molto attivo anche il comune di Casalgrande , che con 187mila euro si piazza all’undicesimo posto. Segue Gattatico al quindicesimo posto con 92mila euro e Reggio al diciottesimo con 74mila. Casalgrande inoltre si colloca all’ottavo posto in regione per numero di segnalazioni effettuate, ben 143.
Complessivamente la nostra provincia è al terzo posto in regione per maggiori imposte accertate con 875mila euro (di cui 300mila già riscossi), dietro a Bologna e Modena, rispettivamente con 2milioni 747mila euro e 2milioni 593mila euro. Le segnalazioni provenienti da Reggio non sono invece numerose rispetto alle altre province: appena 431 contro le 1.431 di Modena, le 1.424 di Bologna, le 733 di Piacenza, le 530 di Forlì- Cesena, le 524 di Ravenna, e le 459 di Rimini. Ne hanno fatte di meno soltanto Parma, 260 e Ferrara, 248. In pratica nel reggiano sono state effettuate meno segnalazioni che però hanno portato a una maggiore quota di evasione scoperta.
L’attuazione del protocollo è piuttosto recente e non tutti i comuni al momento vi hanno aderito: pertanto i dati regionali non sono omogenei. Fino ad ora sono 203 i comuni emiliano-romagnoli che stanno collaborando con l’Agenzia, vale a dire il 54% del totale. A Reggio hanno firmato l’accordo 26 comuni su 45: Albinea, Bagnolo, Baiso, Brescello, Bibbiano, Boretto, Cadelbosco, Carpineti, Casalgrande, Castelnovo Sotto, Castelnovo Monti, Cavriago, Correggio, Gattatico, Montecchio, Novellara, Poviglio, Quattro Castella, Reggio, Reggiolo, Rubiera, San Martino in Rio, San Polo, Sant’Ilario, Scandiano e Toano.
La collaborazione tra i comuni e il fisco si articola su cinque campi di competenza: commercio e professioni, urbanistica e territorio, proprietà edilizia e patrimonio immobiliare, residenze fittizie all’estero e disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva.
Il settore a maggiore evasione che emerge dalle segnalazioni è quello della speculazione edilizia, con 19 milioni di euro di imponibile nascosti al fisco, con casi clamorosi di aree edificabili vendute come fossero ruderi da demolire, come scoperto a Cavriago o cessioni di terreni mascherati da conferimenti societarie per non pagare le imposte, come due casi scoperti a Campegine.
Nei primi nove mesi del 2010 le segnalazioni di possibili casi di evasione fiscale sono cresciute del 224% (dalle 1.866 del 31 dicembre 2009 alle 6.040 del 30 settembre 2010); la maggiore imposta accertata del 453% (da 1,3 a 7,4 milioni di euro) e le somme riscosse del 2.415% (da 63mila euro a 1,6 milioni di euro).
CHI EVADE
L’ambito in cui si concentra la maggior parte dei casi di evasione è quello della “proprietà edilizia e patrimonio immobiliare”: le 4.228 segnalazioni, pari al 70% del totale, si riferiscono in particolare a chi non indica in dichiarazione immobili di proprietà e a chi affitta in nero. Qualcuno, invece, finisce nella rete dei controlli a causa di un tenore di vita palesemente in contraddizione con la dichiarazione dei redditi (937 segnalazioni, 15%), magari perché è iscritto a un circolo esclusivo o perché i figli frequentano scuole private molto costose. Ma il settore più proficuo, se si considera il rapporto tra numero di segnalazioni e maggior imposta accertata, resta quello dell’ “urbanistica e territorio” (497 segnalazioni, 8%), con quasi 3 milioni di euro di maggiore imposta accertata (38% del totale).
Il Comune che guida la classifica delle segnalazioni inviate è Bologna (846), seguito dal comune piacentino di Ponte dell’Olio (564) e Rimini (466). Significativo anche il numero delle segnalazioni dei Comuni di Cesena (358), Mirandola (308), Imola e Carpi (290). Su scala provinciale, si contendono il primo posto i Comuni della provincia di Modena (1.431) e quelli della provincia di Bologna (1.424), mentre Piacenza si insedia al terzo posto (733). Seguono le province di Forlì-Cesena (530), Ravenna (524), Rimini (459) e Reggio (431); chiudono le province di Parma (260) – che mostra però l’incremento percentuale più elevato rispetto alla rilevazione del 31 dicembre scorso – e Ferrara (248).
ACCERTAMENTI
La classifica delle somme accertate vede in testa Bologna, con 2,4 milioni di euro, che precede Mirandola (556mila euro), Soliera (542mila euro) e Campegine, dove sono stati recuperati 530mila euro, dopo che si è scoperto che alcuni terreni edificabili erano stati venduti come agricoli. È sempre Bologna a primeggiare per le somme riscosse (745mila euro); alle spalle del capoluogo felsineo, Soliera con 342mila euro e Castelfranco Emilia con 210mila euro.
La caccia alle irregolarità passa da case, terreni e finte onlus. Nullatenenti proprietari di immobili, cessioni di terreni edificabili mascherate da cessioni di ruderi da demolire o terreni agricoli, veri e propri ristoranti gestiti da finti enti non commerciali: è questo lo scenario principale che emerge dall’attività di controllo del territorio. "In attesa dei decreti attuativi del federalismo fiscale - dice il direttore dell’Agenzia dell’Entrate dell’Emilia Romagna, Antonino Gentile - i governi locali possono portarsi avanti, attuando scelte organizzative e tecniche di governance del territorio fiscale già oggi possibili. L’esperienza dell’Emilia-Romagna dimostra che la collaborazione tra comuni e Agenzia delle Entrate è vincente. Occorre fare sistema per assicurare al meglio il controllo del territorio fiscale. Formazione mirata su casi concreti, creazione di una task force congiunta tra Anci e Agenzia delle Entrate, percorsi investigativi chiari e ben individuati, organizzazione di una rete di funzionari di collegamento con i comuni, sono stati i fattori di successo".
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