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giovedì 9 febbraio 2012

Qualità delle falde acquifere, ultimato lo studio dell'Arpa

mercoledì 8 febbraio 2012

I risultati hanno evidenziato un impatto dell’inquinamento causato da allevamenti, liquami fognari e attività produttive
Un'immagine dalla presentazione dello studio dell'Arpa
Un'immagine dalla presentazione dello studio dell'Arpa
NOVELLARA (Reggio Emilia) – Le prime falde acquifere nei territori di Bagnolo, Cadelbosco Sopra, Gualtieri e Novellara sono state oggetto di un’analisi commissionata ad Arpa dalla Provincia di Reggio Emilia e dai quattro Comuni interessati. I risultati, presentati questa mattina, hanno “evidenziato un impatto dell’inquinamento causato dagli allevamenti, ma anche da liquami fognari e attività produttive”. Secondo l’assessore provinciale all’AmbienteMirko Tutino, “questi risultati ci serviranno per una buona pianificazione delle attività del nostro territorio”.
Al centro delle analisi, anche la qualità dell’aria per quanto riguarda l’ammoniaca prodotta dagli allevamenti zootecnici.

I risultati dello studio di Arpa
Se da un lato le attività zootecniche, la cui presenza caratterizza da sempre il territorio dei quattro comuni della Bassa, rappresentano un importante comparto produttivo per l'economia locale, è innegabile che esse possono produrre impatti non trascurabili sull'ambiente, in particolare su acqua e aria. Per questo lo studio di Arpa si è concentrato sull'acquifero freatico di pianura: si tratta di un acquifero separato da quelli sottostanti, di spessore contenuto (generalmente entro 25 metri) e, proprio per le sue caratteristiche idrogeologiche (scarsa profondità, ricarica diretta dai corsi d'acqua superficiali), sottoposto a notevoli pressioni antropiche. Il monitoraggio sui 32 pozzi individuati in collaborazione con i Comuni, durato un anno,  ha evidenziato una distribuzione omogenea su tutto il territorio studiato di concentrazioni elevate di elementi e sostanze di origine agricolo-zootecnica, alcune da imputare principalmente allo spandimento di liquami, alcune allo spargimento di fertilizzanti e altre, infine, ascrivibili ad entrambe le sorgenti. 
Le emissioni ammoniacali – che hanno un ruolo di primaria importanza nella produzione di particolato atmosferico secondario, in particolare PM10 e PM2,5 - sono state studiate utilizzando come dato di ingresso il numero di capi suini e bovini allevati e la georeferenziazione dei terreni di spandimento: sui territori presi in esame sono state rilevate concentrazioni variabili dai 20 ai 70 microgrammi per metro cubo.
Davanti a questi risultati, appare evidente la necessità di approntare interventi di tutela dell’acquifero freatico di pianura così come di contenimento delle emissioni ammoniacali. Secondo lo studio, queste soluzioni passano attraverso il coinvolgimento di enti e associazioni a diversi livelli e di politiche a medio e lungo termine: in primo luogo una pianificazione territoriale che tenga conto degli impatti costituiti dalla residenza diffusa e contestualmente della salvaguardia del territorio agricolo; in secondo luogo la necessaria e progressiva trasformazione dei comparti agricolo e zootecnico verso sistemi di produzione ambientalmente sostenibili, come richiesto sia dalle politiche comunitarie che da quelle locali.
Fonte: Reggio online

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